Finito l'incubo di Ali Al-Araibi

Il calciatore non sarà estradato in Bahrain e potrà tornare in Australia

1549894315989_GettyImages-1093469606.jpgÈ finito dopo oltre 70 giorni di detenzione in Thailandia l'incubo del calciatore 'dissidente' del Bahrain Hakeem Ali Al-Araibi.

Ex giocatore della nazionale del suo Paese, 25 anni, Al-Araibi non sarà estradato in Bahrain e potrà rientrare in Australia, dove gode dello status di rifugiato politico.

"Il calciatore del Bahrein Hakeem al-Araibi, rifugiato in Australia, non sarà estradato dalla Thailandia. Se rimpatriato avrebbe rischiato tortura e carcere. Per #SaveHakeem centinaia di migliaia di appelli da ogni parte del mondo", ha commentato su Twitter il portavoce Amnesty International Italia, Riccardo Noury, ricordando che anche Giorgio Chiellini era intervenuto in suo favore.

Il giovane era stato condannato in contumacia in Bahrain nel 2014 a 10 anni di carcere con l'accusa di avere danneggiato una stazione di polizia due anni prima, nel corso delle manifestazioni a margine della Primavera araba. Lui ha sempre negato i fatti, sottolineando che si trovava all'estero per una partita di calcio, e ha spiegato di sentirsi minacciato nel suo Paese per avere criticato Sheikh Salman ben Ibrahim Al Khalifa, membro della famiglia al potere e presidente della Confederazione di calcio asiatica.

In Australia ha ottenuto appunto lo status di rifugiato politico. Ma lo scorso 27 novembre, appena arrivato in Thailandia per la luna di miele, è stato arrestato all'aeroporto di Bangkok su richiesta del Bahrain.Da allora si sono susseguiti gli appelli ed è partita una campagna di pressing internazionale.

Ora la svolta, con la decisione del Bahrain di ritirare la richiesta di estradizione: "Siamo stati informati dal ministero degli Esteri del ritiro da parte del Bahrain della sua richiesta di estradizione. Se non lo richiedono, non abbiamo alcuna ragione di trattenerlo", ha annunciato la procura thailandese.

Il ritiro della procedura è giunto all'indomani di un incontro a Manama fra il ministro degli Esteri della Thailandia e il principe ereditario del Bahrain, Salman ben Hamad Al Khalifa.Dopo l'arresto del giocatore era partita una campagna internazionale per chiederne il ritorno in Australia, con il lancio dell'hashtag #SaveHakeem, e per lui si era espresso anche Giorgio Chiellini: "Spero per una rapida soluzione in modo che Hakeem Al-Araibi possa tornare a casa in Australia", aveva twittato il 5 febbraio.

Con il calciatore si erano schierati anche la Fifa e il Cio."È ben noto che Hakeem è sopravvissuto alla tortura in Bahrain e che i suoi cari continuano a essere perseguiti", aveva affermato Amnesty International. Nonostante tutto le autorità thailandesi avevano accettato di esaminare la richiesta di estradizoine presentata dal Bahrain e la questione era stata rinviata a un tribunale penale di Bangkok; poi all'inizio di febbraio questo tribunale aveva respinto la ricerca di scarcerazione dietro cauzione, sostenendo che sussistesse il pericolo di fuga. La Thailandia non è firmataria della convenzione sui rifugiati e numerosi di loro vengono rinviati nel Paese di origine.

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  • pubblicato11.02.2019
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