Pallanuoto

Addio a Benedek, vincitore di tre ori olimpici

Ad appena 47 anni si è spento a Budapest il mancino più forte di sempre della pallanuoto ungherese. Una carriera costellata di successi
di Dario Di Gennaro

Una brutta notizia di prima mattina ha lasciato senza fiato una nazione intera. L’Ungheria si è fermata d’istinto quando all’alba ha saputo della scomparsa di uno dei suoi figli prediletti: Tibor Benedek. La pallanuoto, in terra magiara, è lo sport nazionale, i pallanuotisti idoli da inseguire come può accadere in Italia ai calciatori. E Tibor Benedek era uno degli idoli ungheresi, uno degli eroi degli adolescenti magiari, ma non solo.

"All’alba Tibi ha chiuso gli occhi per sempre", ha scritto la sua famiglia, la moglie e i tre figli. Avrebbe compiuto 48 anni il prossimo 12 luglio, un male incurabile se l’è portato via, in poco tempo. 

La sua carriera era iniziata quasi per caso, all’età di cinque anni la mamma lo portò in piscina per nuotare a causa di alcuni problemi alla colonna vertebrale da correggere. La famiglia Benedek era già famosa in Ungheria per la propria tradizione artistica, il padre Miklos un attore popolarissimo. Tibor s’innamorò dell’acqua e presto il suo fisico longilineo, apparentemente fragile, aveva acquisito la robustezza necessaria e le sue qualità natatorie furono dirottate verso la pallanuoto, da sempre alla ricerca di giocatori mancini. Cresciuto nel KSI (Kozponti Sport), già a 17 anni Benedek esordì in Serie A, con la calottina dell’Ujpest (1989). In sette stagioni con la formazione di Budapest conquista quattro scudetti (1991-93-94-95), una Coppa LEN (1993), una Coppa Campioni (1994), una SuperCoppa (1994) e due Coppe d’Ungheria (1991 e 1993). 

Nel 1996 fu acquistato dalla Roma, iniziando un lunghissimo percorso italiano costellato di numerosi successi. Cinque anni nella Capitale con la gemma dello storico scudetto conquistato nel 1999. Poi nel 2001 il primo trasferimento alla Pro Recco, alla corte della formazione più vincente della pallanuoto italiana. Tre anni nei quali raccolse ‘solo’ lo scudetto del 2002 e la Coppa Campioni del 2003, ma si rivelò un assaggio di quello che avrebbe portato alla formazione ligure nella sua seconda avventura (2007-2012). In mezzo una parentesi di nuovo in patria con i colori della Honved, il tempo di vincere altri due campionati magiari (2005 e 2006) e una Coppa ungherese sempre nel 2006. Il ritorno in patria gli consentì anche portare a termine gli studi universitari e di laurearsi in Storia e Lingue, una vecchia promessa fatta ai genitori.

Nel frattempo, a livello internazionale l’Ungheria dominava il mondo, grazie anche alla classe cristallina di atleti come Tibor Benedek. Il suo braccio mancino era imprevedibile, il suo tiro una sentenza. Tra i tanti portieri affrontati non ce n’è uno che non ricordi come un incubo le sue conclusioni.
Con la calottina dell’Ungheria ha vinto tutto, ma soprattutto è stato uno dei protagonisti assoluti della Nazionale più forte di sempre, capace di trionfare in tre olimpiadi consecutive: Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008. 
Campione del Mondo nel 2003, due volte argento mondiale (’98 e 2007) e bronzo nel ’91. Ha vinto il campionato europeo nel 1997 collezionando altre due medaglie d’argento e tre di bronzo. 
Per diciotto anni (1990-2008) ha rappresentato l’Ungheria nel mondo, giocando 384 gare con la calottina rossa, bianca e verde. 

Detto del suo ritorno in Italia nel 2007, alla Pro Recco inanellò cinque scudetti in cinque anni, vinse quattro volte la Coppa Italia, ma soprattutto insieme ai liguri conquistò tre volte la Champions League, alle quali aggiunse ben quattro SuperCoppe europee. Terminò la sua avventura in acqua all’età di 40 anni, come i più grandi di questo sport.

E l’anno successivo (2013) la federazione ungherese lo nominò Commissario tecnico della Nazionale. E fu subito un trionfo. Con grande orgoglio, quel ragazzo silenzioso che aveva ammaliato le piscine di tutto il mondo, passò in panchina ad allenare molti dei suoi ex compagni e subito si laureò Campione del Mondo a Barcellona 2013, dieci anni dopo il titolo che aveva vinto in acqua. Anche un argento e un bronzo agli europei 2014 e 2016 e due argenti in World League. Meno fortunata la spedizione olimpica di Rio2016 con un quinto posto che lo portò a dimettersi.

Negli impianti acquatici "Alfred Hajos", all’isola Margherita di Budapest, c’è una stele che ricorda le sue imprese (e quelle di altri campioni) come fossero leggenda… oggi è una triste lapide, pellegrinaggio di tifosi di tutte le generazioni che hanno ammirato un campione silenzioso che se ne è andato in punta di piedi. 

					

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