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Schumacher

Schumacher è cosciente

Secondo alcune voci "rubate" al personale sanitario dell'ospedale
Continua febbrile il via vai di medici e infermieri al primo piano dell'edificio D dell'ospedale parigino Georges Pompidou, dove da lunedì è ricoverato Michael Schumacher per una terapia probabilmente a base di cellule staminali.

Le Parisien, che ha dato la notizia dell'arrivo dell'ex pilota nella capitale francese per primo, cita ancora proprie fonti per confermare che Schumi dovrebbe partire stamattina, se il programma sarà rispettato.

E attribuisce frasi "rubate" al personale sanitario che si alterna al suo capezzale: "Sì - avrebbe detto a un collega una dottoressa del reparto di cardiologia uscendo - è nel mio reparto. E ti assicuro che è cosciente".

La novità delle ultime ore - rivelano le fonti del Parisien - è stata la visita dell'amico di sempre, Jean Todt, che è arrivato alle 17:15 al Pompidou e si è trattenuto da Schumacher per 45 minuti. Ha poi lasciato l'istituto da una porta secondaria, senza farsi vedere da nessuno.

"In  letteratura scientifica sono segnalati casi di recupero dello stato di coscienza anche a distanza di anni, dopo un prolungato stato  vegetativo. Ma si tratta di stati di minima coscienza: di certo il  paziente non si alza in piedi e non parla. E quasi sempre si rimane a  questo livello".

A commentare la notizia che l'ex pilota Michael  Schumacher sarebbe cosciente, come emerso da alcune indiscrezioni  trapelate in occasione del suo ricovero a Parigi per una terapia 'top  secret' con cellule staminali, è Paolo Maria Rossini, ordinario di  Neurologia all'Università Cattolica di Roma, direttore dell'Area  Neuroscienze della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma.

"Lo stato di minima coscienza - precisa l'esperto - è quello in cui il paziente segue con gli occhi l'interlocutore, se gli si chiede di stringere la mano lo fa, anche se lentamente, addirittura tira fuori la lingua. Insomma, manifesta dei  segnali che indicano che è in collegamento con l'ambiente circostante, mentre fino a pochi mesi prima non lo era. E' il passaggio, quindi, da uno stato vegetativo, in cui il paziente pur respirando per conto suo  non è in contatto con l'ambiente, a uno stato di minima coscienza. Ma  quasi sempre si rimane a questa situazione".

"Talvolta si può avanzare verso stati di  coscienza sempre maggiori - spiega Rossini - dipende dalle  potenzialità di recupero: certo che sono passati 6 anni, e in  letteratura casi di recupero ulteriore a 10 anni di distanza ci sono,  ma si contano sulle dita di una mano".       

"Non so con che tipo di cellule staminali e in quale aree si stia  tentando di trattare l'ex pilota - afferma Rossini - ma in  letteratura, nel campo della neurologia, questo trattamento è stato  provato nel Parkinson e i risultati sono insoddisfacenti, perché non  attecchiscono o perché non producono dopamina o perché la producono  non in quantità o qualità sufficienti a far regredire i sintomi della  malattia senza altra terapia".

"Ci sono stati poi tentativi nell'ictus,  sempre senza risultati particolari, così nelle lesioni traumatiche di  cervello e midollo. Insomma, numerosi tentativi ma finora risultati  deludenti", conclude il neurologo.

					

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