
In palio il penultimo posto, o se volete evitare l’ultima posizione. E l’italiano ci riesce, lascia allo spagnolo la maglia nera del gran premio del Sachsenring.
Ebbene sì, un omaggio a quelli che, per condizione tecnica naturalmente non per mancanza di qualità personali, sono costretti a guardare il mondo da un oblò. Faticano come gli altri, lottano soffrono ma, almeno in questa stagione, non avranno nessuna gratificazione. Rischiando più degli altri senza gloria.
Le CRT, nate con l’intento di abbassare i costi e di spingere le case giapponesi a minor esosità riguardo il leasing dei loro prototipi, sono moto che non esaltano le caratteristiche di un pilota, partono già battute e disputano un campionato nel campionato. Devono sperare in un diluvio o negli errori degli altri per cercare di entrare nei primi dieci posti di ogni gran premio.
Ma ciò non vuol dire che l’impegno, la dedizione e la ricerca della prestazione vengano meno. Tutti questi piloti sanno di partire già battuti eppure non tolgono mai il gas nella speranza che prima o poi si verifichi un miracolo. E il miracolo stava quasi per compiersi a Le Mans, quando con il nono posto il pilota ternano sarebbe stato la migliore CRT, avrebbe cioè vinto la gara loro riservata. Ha combattuto per diversi giri con il casco che si appannava e alla fine, quando mancano tre tornate al termine, si è distratto ha sbagliato ed è caduto. Peccato.
E non è la prima volta che il ventiduenne vicecampione del mondo della Superstock 2011 si arrischia in imprese del genere, lo fece anche a Barcellona, riuscendovi, dichiarando a fine corsa che avrebbe volentieri abbandonato tutto se non fosse stato per il rispetto che deve al suo team, ai tecnici, alla gente che con lui partecipa all’avventura del Motomondiale.
Un piccolo ma significativo gesto di affetto, una dedizione commovente cui bisogna tributare il giusto omaggio, a lui e a tutti gli altri piloti che salgono sopra le CRT, sperando nei miracoli e in un futuro migliore.
| foto di mirco lazzari