Quando nasci con il ritmo dentro

I 50 anni della trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto
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Calcio
09-01-2010

Quando nasci con il ritmo dentro

I 50 anni della trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto

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E' arrivato il momento di svelare un segreto: sono stato l'esordiente piu' giovane nei 50 anni di storia di TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO.

 

La mia prima radiocronaca a nove anni, piegato a ginocchia nude sul pavimento di casa, tre metri quadrati di marmo gelido. La partita era di quelle storiche: indiani Sioux contro antichi romani, 22 soldatini in plastica-Upim che muovevo in sincronia con le voci della radio. Pallina rigorosamente in vetro resina. Simulavo l'urlo della folla con una vocina esile ma gia' - diceva mia madre, bonta' sua - promettente. Mio padre pero', una volta, non mi perdono' un Gooooool…! che lo fece accorrere preoccupato nel mio studio-stadio.

Radiocronisti forse si nasce, non si diventa. Il ritmo e' qualcosa che hai dentro sin dalla nascita, come la malattia per il pallone, altro requisito non richiesto ma necessario per questo mestiere. L'ascoltatore attento e competente non ti perdona nulla: puoi anche essere bravo e rapido nell'esposizione, ma se non hai il cosiddetto bagaglio tecnico di scorta resterai un radiocronista da salotto, il preferito dagli scommettitori e dalle casalinghe, e non entrerai mai nel cuore delle Curve, l'Universita' del calcio.

Oggi fare il radiocronista
e' piu' difficile. Ameri e Ciotti, con cui ho diviso, oltre al lavoro, il gioco delle carte in piena notte (Ciotti) e le Sante Messe alle 7,30 del mattino (Ameri), hanno simboleggiato per tanti anni il momento-clou di TUTTO IL CALCIO, ma lo hanno fatto quasi indisturbati: erano gli unici, mattatori e padroni incontrastati della domenica. Dopo, tutto e' cambiato. L'invadenza frenetica delle TV ha quasi schiacciato le nuove leve privando la loro presenza vocale di quella sacralita' che apparteneva invece ai miti del passato.

Sicuramente, Ameri e Ciotti avrebbero primeggiato anche nel raccontare un gol di Messi o un rigore neutralizzato da Buffon, avrebbero ugualmente acceso con le loro voci calde e pastose le domeniche degli italiani, forse pero' con qualche piccola "bugia" in meno. Questa la vera differenza con il passato. Prima, non avendo altri riscontri, potevi spacciare un autogol per un gol senza che nessuno se ne accorgesse, ha segnato Tizio invece di Caio, oggi non ti e' consentito: sei sbugiardato sul posto allo stadio, magari attraverso il video-telefonino di uno spettatore, il quale, senza tanti complimenti (e' successo), ti invita a correggere l'abbaglio. Per non parlare della critica radio-televisiva, ai tempi del bianco e nero inesistente, oggi invece agguerritissima.

E' piu' difficile fare il radiocronista perche' la velocita' del pallone si è triplicata, e di conseguenza e' salito il ritmo del racconto. Un cambiamento epocale di pari passo con l'evoluzione del calcio: dall'Ajax di Cruijff, gioco a tutto campo, al Liverpool di Bob Paisley e di Joe Fagan, manovra avvolgente e tocchi di prima, fino all'avvento del Milan di Sacchi, pressing e rapidita' d'esecuzione. Tre rivoluzioni che hanno stravolto i canoni della radiocronaca creando un legame strettissimo tra emissione vocale e azione sul campo.

Eppure, mezzo secolo dopo, TUTTO IL CALCIO e' sempre li' . Ha battuto un record di longevita' che nessun altro programma-radio ha avvicinato: piu' forte della Hit Parade di Lelio Luttazzi, piu' di Alto Gradimento, piu' di Bandiera Gialla. E altri ne battera' fino a quando un altro Berlusconi non scoprira' il bello dei gol in diretta alla radio e ci togliera' la colonna sonora della nostra Meglio Gioventu'.

Adesso, scusatemi,
hanno assegnato un rigore alla squadra dei Sioux. Devo andare a tirarlo. Ameri dice a destra, Ciotti a sinistra. Chiudo gli occhi e sogno. Un giorno, chissa', lavorero' con loro.

 

[ Bruno Gentili ]

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