Bello come un Udonis

Finora quasi mai visto in campo, Haslem è stato determinante nella vittoria di Miami a Chicago: che sia un segnale?
[an error occurred while processing this directive]
Pianeta America
19-05-2011

Bello come un Udonis

Finora quasi mai visto in campo, Haslem è stato determinante nella vittoria di Miami a Chicago: che sia un segnale?

    Sarebbe tanto bello e fighetto dire che con tutti i decamilionari del roster di Miami è stato un giocatore di secondo piano a decidere gara2 della finale della Eastern Conference, ma sarebbe anche parzialmente scorretto. Sarebbe, riprendendo un antico modo di dire americano applicabilissimo a tanti aspetti del mondo del giornalismo, un classico caso di realtà che fastidiosamente si insinua tra il cronista e l'articolo che vorrebbe scrivere. Perché la partita vinta dai Miami Heat 85-75 a Chicago non l'ha portata a casa Udonis Haslem, ma poco ci è mancato. Haslem, ala forte al suo ottavo anno nella NBA e con gli Heat, ha segnato 13 punti, preso cinque rimbalzi, dato due assist, recuperato un pallone e sparato una stoppata: ma soprattutto ha dato alla sua squadra il dinamismo e l'energia sufficienti a superare quella dei Bulls, che nel primo quarto erano stati elettrizzanti e avevano persino concluso con un tiro di Luol Deng da oltre centrocampo. Canestro casuale - anche se cercato - ma di quelli che ti danno la carica a prescindere dalla buona sorte che ti ha permesso di infilarli.

    Haslem non è partito titolare, e del resto c'era un motivo se nelle prime 11 partite aveva giocato in TOTALE 7 minuti effettuando solo due tiri senza successo: pare però che in allenamento avesse dato segnali di un sovraccarico di energia che andava sfogato, e anzi aveva espressamente dichiarato di voler essere parte della serie e toccare il campo in maniera significativa a ormai sei mesi dall'operazione ai legamenti del piede sinistro del 20 novembre scorso. Haslem non è un campione, ma un guerriero, per l'appunto: all'uscita dal college non era stato scelto dalla NBA ed era venuto a giocare in Francia, mettendo su nel frattempo quasi 30 chili superflui, e il suo spazio a Miami, città dove è nato il 9 giugno 1980, se l'è guadagnato unicamente con la costante energia che mette in quel che fa, specialmente se si considera che pur se alto un foglio di giornale più di due metri è spesso costretto a vedersela dalle parti del canestro.

    È proprio lì che la sua tenacia, la sua capacità di aprirsi piccoli spazi con rapidi movimenti di gambe e la sua struttura sottile ma nervosa lo aiutano. Contro i Bulls ha segnato due volte su schiacciata poderosa - altro gesto che quando proviene da una seconda linea dà la carica - e anche in sospensione, arricchendo il tabelloni di quei piccoli numeri segnalati ma che hanno un significato molto maggiore sul piano dello sviluppo del gioco. Proprio quello per cui gli Heat alla fine l'hanno tenuto: a contratto scaduto, l'estate scorsa, Haslem aveva offerte più ricche di quelle di Miami, ma ha preferito restare a casa firmando un contratto di quattro anni più uno alla media comunque non modesta di quattro milioni a botta. Non aveva ripagato fino a ieri, ora si è segnalato e oggi parlano tutti di lui, non solo per il nome curioso, cui ormai ci si è abituati.
    Anche se si pronuncia "Iudonis" e non "Adonis", divertente e soprattutto innocuo però pensare che nella storia NBA ci siano stati solo due giocatori "adoni": il primo era stato Adonis Jordan, point man di Kansas a inizio anni Novanta poi nella NBA solo per pochi mesi prima di una lunga carriera in giro per il mondo, ma Haslem, sul ridanciano piano onomastico, l'ha sorpassato, senza che questo voglia dire nulla sul piano pratico, ovviamente.

    Alla fine, certo, la partita a Chicago nella sua interezza l'hanno vinta Dwyane Wade (24 punti e nove rimbalzi) e LeBron James (29, 10 rimbalzi e cinque assist), specialmente James che ha segnato nove punti nel finale quando era il momento di chiudere la porta. James è un giocatore di livello supremo che si è autocondannato a soggiacere sotto strati di scetticismo con la pessima gestione della decisione, l'estate scorsa, di lasciare Cleveland con una baracconata pubblicitaria ben oltre il limite del buon gusto. Ma è un giocatore fuori dal comune per le doti che ha, venute fuori ben prima della sua pessima Decision, che le aveva quasi sotterrate. Altra storia, per i prossimi giorni.

    Nella foto Udonis Haslem a rimbalzo
    RADIOCORSA

    Rai.it

    Siti Rai online: 847