Elephants vs Panthers

IFL | Il Superbowl se lo giocheranno Catania e Parma che hanno superato i Lions Bergamo e i Giants Bolzano
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IFL
16-06-2010

Elephants vs Panthers

IFL | Il Superbowl se lo giocheranno Catania e Parma che hanno superato i Lions Bergamo e i Giants Bolzano

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di Roberto Gotta

 

Tarallucci e vino, anche se non erano tarallucci e non era vino, ma più probabilmente crostata e birra e panino alla salsiccia.

 

Fatto salvo il cliché, senza il quale il giornalismo non sarebbe se stesso, il ritratto del football italiano che si approssima all'Italian Superbowl del 26 giugno (stadio Breda di Sesto San Giovanni) è anche quello, umanissimo, di giocatori e addetti dei Panthers Parma che dopo la conclusione della vittoriosa (21-20) semifinale contro i Giants Bolzano si mettono in fila al chiosco dello stadio per un anticipo di cena, pescando nel frattempo dal contenitore di alluminio che una signora ha riempito di dolcetti da distribuire a chiunque passi di lì.

 

E' il volto di un club che conta su una delle strutture più complete del football italiano ma al tempo, e senza alcuna contraddizione ma anzi con un filo diretto a legare i due aspetti, sorge dall'humus perennemente rinnovato di un contatto costante tra organizzazione e volontariato. E' forse anche così che nascono scene come quella verificatasi sul campo qualche minuto dopo la fine della partita: un ballo di gruppo, un po' villaggio turistico un po' sorridente haka emiliana, che ha visto coinvolti tutti i giocatori. Un ballo di sollievo, forse. Perché portandosi appresso qualche patema dalle due sconfitte precedenti, in campionato a Catania (ma senza schierare gli americani) e in coppa a Chur, i Panthers erano scesi in campo con il mastice nelle giunture.

 

Subito sotto 14-0, e con la preoccupazione nata proprio dalle modalità del doppio touchdown di distacco: ovvero il controllo palla dei Giants Bolzano. Che hanno un gioco monocorde, tutto basato sulle corse di Reggie Greene, capace com'è, anche a 34 anni e da primatista assoluto di yards conquistate nella storia del campionato italiano, di eseguire quei cambi di direzione, quegli arresti e ripartenze che ricordano, a livello minore, le medesime movenze di un suo idolo del passato, Barry Sanders.

 

A dire il vero, il secondo drive (possesso continuato di palla) dei Giants è durato pochino, ma insomma si era sul 14-0 a metà primo quarto e i Panthers non avevano ancora mosso foglia, al contrario del vento che spirava. Anche perché i Giants avevano scommesso la casa sul blitz al quarterback Joe Craddock: e blitz significa pressione costante non solo dai 4 uomini di linea, che per mestiere fanno proprio quello in ogni situazione di lancio, ma anche da altri, con variazioni di percorso e di ruolo così da non permettere all'attacco di reagire con tempestività.

 

Craddock ha subito 4 sack (atterramenti), di cui 2.5 da Alberto Gallina, che pareva un guerriero nibelungo, e 1.5 (la mezza misura indica che sono arrivati due giocatori in contemporanea e dunque il merito va, letteralmente, diviso a metà) di Francesco Giuliano, che, con quel viso mezzo dipinto con il nerofumo d'ordinanza, sembrava invece un demone. Pressione per impedire a Craddock di individuare con cura e calma i suoi ricevitori, con il male necessario, per Bolzano, di avere ovviamente meno uomini in protezione arretrata: alla fine Craddock ha completato 12 passaggi su 18, ma non ha mai avuto la libertà di massacro vista in altre partite.

 

Ed ha poi in realtà deciso la partita, a metà dell'ultimo quarto, con una corsa personale di 52 yards, travolgente e potente, proprio in una situazione in cui i difensori di Bolzano avevano coperto bene i ricevitori e impedito a Craddock medesimo di lanciare. Semplicemente, con il passare del tempo, la stanchezza di dover giocare in molti casi un doppio ruolo attacco-difesa nonostante alcune prestazioni eroiche (riconosciute anche da alcuni avversari: «sono pochi ma sono tutti fortissimi») e una certa prevedibilità - causata da infortuni: a inizio anno era arrivato un Qb lanciatore, Lorne Sam, poi infortunatosi - i Giants alla fine hanno un po' ceduto, ma il divario è stato minimo, e di fatto creato solo da una trasformazione su calcio sbagliata.

 

Niente più scudetto dunque per Bolzano, che si ferma, e terzo Superbowl (per motivi ignoti, in Italia la parola si scrive quasi sempre così e non Super Bowl come in USA) in cinque anni per Parma. Sconfitta, e sempre di pochissimo, nelle due precedenti circostanze, una delle quali un epico - soprattutto per chi vinse... - 49-55 contro i Lions Bergamo.

 

E tutto questo senza neppure che siano i Panthers la squadra, o la notizia, della settimana. Perché è indubbio che anche rifuggendo, come ci viene facilissimo, dalla stanchissima retorica che valuta le imprese sportive a seconda del luogo in cui avvengano, la presenza degli Elephants Catania all'Italian Superbowl rappresenti una novità forte, e gradita. Squadra di una regione che nel football ha tradizione robusta, e che non può che disporre di giocatori locali, non essendo disponibile l'opzione, valida altrove, di atleti che passano da un squadra all'altra, sempre in ambito IFL, potendosi permettere uno spostamento di un paio d'ore in auto per gli allenamenti, anche se è roba che a fine stagione ti sfinisce.

 

Gli Elephants sono una squadra bella da vedere: hanno scelto perfettamente gli americani, tra cui David Morgan che è parso addirittura crescere man mano che la stagione marciava, e un quarterback, Richard Kovalcheck, che all'università ha fatto un pizzico di storia, come vedremo tra una decina di giorni, al momento di presentare il Superbowl. La semifinale casalinga contro i Lions poteva essere pericolosissima, dato che gli ospiti erano stati l'unica squadra a vincere contro i siciliani, quest'anno, ma il ritmo dell'attacco degli Elephants è stato ancora una volta difficile da sostenere per la difesa.

 

Kovalchek ha iniziato completando 11 dei suoi primi 13 passaggi e a quel punto si era 13-0, esteso a 19-0 poco prima dell'intervallo lungo, al quale però i Lions sono arrivati segnando un touchdown con una corsa di Andrea Ghislandi. Danzando al suono di dieci passaggi consecutivi di Kovalcheck, uno solo dei quali incompleto, Catania ha poi ripreso tre touchdown di vantaggio sul 27-6 resistendo anche dopo il 27-14, anche perché è riuscita ad incollare una serie di primi down che hanno ottenuto un duplice risultato: bruciare tempo (6'47" la durata del drive, concluso con un passaggio incompleto) e ovviamente tenere palla lontana dai Lions, che l'hanno riavuta a 2'15" dalla fine e sono poi stati fermati dall'intercetto decisivo di Clarence Cunningham.

 

Lì, poi, la festa e il pensiero immediato allo studio dei filmati dei Panthers e all'organizzazione della trasferta a Milano, grane che possono diventare persino piacevoli, se l'obiettivo è quello che sappiamo.

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