Sospetti di corruzione per l'assegnazione di Rio 2016

Pagato 1 milione e mezzo di dollari al figlio di un membro del Cio

1488540197181_GettyImages-630790124.jpgMentre la corsa al 2024 si restringe alle sole Parigi e Los Angeles, cala l'ombra della corruzione sull'assegnazione dei Giochi Olimpici 2016 a Rio de Janeiro.

Ad alimentare il sospetto e' oggi il quotidiano francese "Le Monde" che rivela come, tre giorni prima della decisione del Cio (il 2 ottobre 2009 Rio riusci' ad avere la meglio su Madrid, Tokyo e Chicago), una societa' legata a un ricco imprenditore brasiliano avrebbe versato un milione e mezzo di dollari sul conto del figlio di Lamine Diack, all'epoca presidente della Iaaf, la Federazione internazionale di atletica leggera, e membro del Comitato Olimpico Internazionale.

"Le Monde", che cita un'indagine preliminare aperta in Francia gia' nel dicembre 2015, spiega che il pagamento fu effettuato da una holding con sede nelle Isole Vergini britanniche, la Matlock Capital Group, sul conto della Pamodzi Consulting, azienda fondata da Papa Massata Diack, che nello stesso periodo avrebbe ricevuto altri 500.000 dollari sempre dalla stessa holding su un conto in Russia. La Matlock Capital Group farebbe capo al ricco imprenditore brasiliano Arthur Cesar de Menezes Soares Filho, conosciuto in patria anche come "Re Artu'" e che si e' aggiudicato diversi appalti in vista dei Giochi.

Soares era anche molto vicino a Sergio Cabral, ex governatore dello Stato di Rio e in attesa di processo per corruzione. Le autorita' giudiziarie francesi sospettano quindi che quei soldi siano serviti a condizionare il voto a Copenhagen.

Papa Massata Diack e' stato squalificato a vita dalla Iaaf, di cui era stato consulente marketing, con l'accusa di corruzione lo scorso anno mentre il padre Lamine si trova ancora oggi sotto custodia in Francia con la stessa accusa a cui si aggiunge quella di riciclaggio.

"Le elezioni sono state pulite, abbiamo vinto con 66 voti contro 32, e' stata una vittoria netta", la replica di Mario Andrada, portavoce di Rio 2016.

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  • pubblicato03.03.2017
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