La Juve non si fida

Per la finale di Coppa Italia Allegri teme un nuovo tranello all’Olimpico

1494847488283_683040048.jpgRoma, 165 mag. - Doveva essere la seconda gemma bianconera sulla strada del triplete ma, dopo il ko con la Roma che rimanda lo scudetto, la finale di Coppa Italia Lazio-Juventus di mercoledì non fa dormire sonni tranquilli ad Allegri che teme, dopo la Supercoppa vinta dal Milan, di vedersi sfuggire l'altro alloro meno illustre di una stagione straordinaria.
La Lazio infatti ha le carte in regola per tentare l'impresa col suo gruppo sfacciato e armonioso che Inzaghi ha esaltato con un gioco scoppiettante e un attacco micidiale, fattori che hanno fatto rinascere l'amore del pubblico. In Coppa Italia inoltre sa essere micidiale: delle otto finali conquistate ne ha vinte infatti sei.    
 
La Juve, che è una macchina da guerra nelle competizioni a lunga durata, ha un feeling intermittente con le finali: in Champions non vince dai tempi di Lippi, e ora a Cardiff tenterà di colmare un digiuno lungo 21 anni. In Coppa Italia il vento è cambiato di recente. Dopo la vittoria del 1995 sul Parma ha subito la rivincita degli emiliani nel 2002, ha perso con la Lazio di Eriksson (2-0 e 2-2) nel 2004 e col Napoli di Cavani e Hamsik nel 2012. Sembrava una storia spezzata e invece nelle ultime due edizioni ha battuto ai supplementari prima la Lazio e poi il Milan con le prodezze di Matri e Morata. Cosi' con 11 successi guida anche questa graduatoria, ma Allegri sa che all'Olimpico e in una gara secca la Lazio coi suoi trequartisti giocolieri può battere chiunque. Del resto in Coppa Italia la sorpresa è dietro l'angolo tanto che, a partire dalla ripresa a tempo pieno del 1958, l'hanno vinta anche l'Atalanta con una tripletta di Domenghini nel 1963 e il Vicenza di Guidolin nel 1997 mentre in finale sono arrivate Spal, Catanzaro, Padova e Ancona.    
 
La prima edizione del 1922 è nota più che per la vittoria del Vado (squadra ligure oggi in serie D) sull'Udinese, per il gol di Levratto che sfonda la rete ed entra nell'immaginario collettivo. Nelle edizioni a singhiozzo della prima fase si ricorda il successo della Juve nel derby col Torino con doppietta di Gabetto del 1938, quella del Venezia di Valentino Mazzola sulla Roma nel 1941 col gol del 'gemello' Loik. Dopo 16 anni di stop il trofeo torna nel 1958 con il successo della Lazio, poi la Juve surclassa l'Inter a Milano nel 1959 4-1 con Charles e Sivori protagonisti.    
 
Curioso l'epilogo di Torino-Milan ai rigori del 1971 tirati da un solo giocatore: Maddè batte Rivera 5-3 mentre nel 1976 il Napoli abbatte 4-0 il Verona con un poker negli ultimi 15' e doppietta del goleador principe della manifestazione, Beppe Savoldi (ma il record è di Vialli con 13 gol). Tancredi eroe giallorosso nella doppia finale 1980-81 vinta ai rigori sempre sul Torino, poi salgono in cattedra Platini e Boniek e la Juve passa da 0-2 a 3-2 sul Verona nel 1983 dello scudetto alla Roma e dello smacco di Coppa Campioni all'Amburgo. Nel 1995 vittoria della Juve 2-0 sul Parma, che si vendica nella finale Uefa.    
 
Arriva calciopoli e ci sono quattro finali Roma-Inter di fila: prime due nerazzurre, le altre ai giallorossi (con un parziale di 6-2 nel 2007). Nuova sfida nel 2010 del triplete interista: 1-0 firmato Milito e alla fine Totti scalcia l'irriverente Balotelli. A cavallo delle due vittorie del Napoli c'è il derby romano deciso da Lulic nel 2013 con l'Europa in palio. Napoli batte Fiorentina l'anno dopo ma c'è il lutto per la morte di un tifoso partenopeo in incidenti pregara con un ultrà romanista.  Poi la doppietta juventina che Allegri vuole trasformare in tris come prologo alla  festa scudetto e prima della super finale Champions del 3 giugno col Real dell'ex Zidane.  E il tecnico trae buoni auspici dal fatto che il triplete dell'Inter di Mourinho è cominciato nel 2010 proprio vincendo la Coppa Italia.  
 
 

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  • pubblicato15.05.2017
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