I 40 anni di Sheva: "Il miglior regalo? Fare il ct"

Compleanno speciale anche per l'ex attaccante del Milan

1475059170702_GettyImages-600043654.jpgTagliare un traguardo importante, indossando la divisa piu' prestigiosa. Andry Shevchenko difficilmente avrebbe immaginato un epilogo migliore per i suoi primi 40 anni di vita.

Un passo che segna la vita di ogni uomo, a maggior ragione se lo compi da commissario tecnico della tua nazionale di calcio. Un cerchio che si chiude per il Re dell'Est, come veniva chiamato in Italia, con la maglia del Milan.

Un' esperienza che lo ha consacrato campione e leggenda del calcio mondiale, grazie a quelle 322 presenze totali e a tantissimi gol segnati, 175 per l'esattezza. Un'avventura iniziata nel lontano 1999, quando qualcuno al Milan si accorse di quel giovane attaccante molto tecnico e veloce, che si presento' all'Europa con una clamorosa tripletta nel tempio del calcio, il Camp Nou di Barcellona. 

Indosso aveva la maglia della Dinamo Kiev e la competizione era la Champions League, che da li' a pochi mesi sarebbe diventato il suo habitat naturale. Il padre putativo, l'allenatore ucraino Valery Lobanovsky, lo avevo forgiato e reso uomo, pronto per il grande calcio. Un padre ma anche un colonnello, cosi' veniva chiamato per i suoi metodi d'allenamento durissimi, quasi disumani. Fondamentali per il giovane Andry, che non fara' fatica ad ambientarsi nel calcio italiano (esordio in campionato a Lecce con gol e stagione chiusa da capocannoniere con 23 reti).

L'epopea ancelottiana vissuta da protagonista, con il rigore decisivo segnato nella finale di Manchester contro la Juventus, che consacro' Sheva campione d'Europa. Tante vittorie, la moglie Kristen, bellissima modella americana, una vita quasi perfetta. Andry decise di cambiarla radicalmente nel 2006, quando per motivi personali prese il borsone e si trasferi' al Chelsea. Per molti una presa di posizione della consorte, per alcuni tifosi del Milan un affronto alla sua nomea di bandiera rossonera.

Il bacio alla maglia blues al suo primo gol inglese indispetti' il mondo rossonero, che pero' lo riaccolse a braccia aperte nel 2008. Il ritorno del figliol prodigo, che pero' non seppe ripetersi, come spesso capita nei grandi bis. Shevchenko intuisce che e' ora di chiudere il cerchio e di tornare a casa. Altri tre anni in maglia Dinamo (2009-2012) e un Europeo giocato in casa con la maglia della sua Nazionale.

Ora la panchina dell'Ucraina, andando a occupare il posto del suo maestro, ovvero Lobanovsky. Non un solo padre, perche' Silvio Berlusconi (nato anch'egli il 29 settembre, ma 40 anni prima) fu il suo presidente ed anche padrino del primogenito. Gli aiuti in Italia per l'operazione al cuore di suo padre, quello naturale, lo portarono a considerare il Milan la sua seconda famiglia. Ma il richiamo di casa era troppo forte, come il prestigio per quella panchina. Un modo nobile per onorare la memoria del colonnello. Se il calcio ha potuto conoscere Andry Shevchenko, deve ringraziare lui.

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  • pubblicato28.09.2016
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